L'Abbazia di Montelabate
(Santa Maria di Valdiponte)

Abbazia MontelabateInquadramento generale

Il complesso abbaziale benedettino di Montelabate (o Montelabbate), denominato più esattamente Santa Maria di Valdiponte, è uno dei più importanti monumenti medievali del contado perugino, sia per le sue vicende storico religiose, sia per il suo patrimonio artistico. Il monastero è situato su un colle a dominio di una piccola valle di un modesto affluente del Tevere, dalla cui fertile piana l'abbazia è separata da pochi chilometri, in un sito posto al confine tra agro perugino e agro eugubino, a nord-est del capoluogo. Attualmente di proprietà privata (Fondazione Gaslini), dopo una vicenda moderna in cui si è corsi il rischio di un irrimediabile degrado, il monumento ha conosciuto in tempi recenti, alcuni importanti interventi di consolidamento e di restauro, nonché una rilevante attenzione da parte degli studiosi.

Storia ed Arte

Le origini dell'abbazia e la sua storia medievale sono ricostruibili a grandi linee attraverso un interessante documentazione d'archivio, pubblicata in modo sistematico dal De Donato (cfr. V.DE DONATO, Le più antiche carte dell'abbazia di S.Maria di Valdiponte -Montelabbate- Vol.I (969-1170) e Vol. II (1171-1200). La prima fonte che attesta l'esistenza del monastero è un documento del 969, noto da una copia settecentesca, che contiene un privilegio di Papa Giovanni XIII in favore dell'abate Pietro e di due suoi successori: tra le altre cose, questo testo afferma esplicitamente che il monastero, a quell'epoca, aveva bisogno di restauri, prova certa che esso era di fondazione ancora anteriore. É probabile che il primitivo cenobio benedettino possa risalire al IX secolo, per cui ci si dovrebbe trovare di fronte ad una delle più antiche istituzioni monastiche del territorio perugino, formatasi all'ombra delle autorità vescovili locali. Santa Maria di Valdiponte visse avvenimenti che trovano interessanti coincidenze con le vicende del monastero perugino di San Pietro e con quello di San Salvatore di Monteacuto (Montecorona): in particolare, il vescovo perugino Andrea (1033-1048) mantenne a lungo la propria giurisdizione sui tre monasteri, nonostante interventi pontifici volti a sottrargiela. Questa situazione ebbe termine solamente dopo la morte di Andrea, quando il Papa Leone IX pose le tre abbazie sotto la diretta dipendenza della sede apostolica. Dalla documentazione di Valdiponte mancano purtroppo carte imperiali, forse perché tali carte andarono distrutte quando l'abbazia, nel 1527, divenne proprietà della famiglia Cesi. Ma per tornare alla storia medievale del complesso (quando l'abbazia arrivò a dominare al suo apogeo un territorio composto da 20 castelli e da 30 parrocchie), i documenti d'archivio e l'analisi delle strutture monumentali consentono di delineare il seguente quadro d'insieme.
- Una prima fase "espansiva", tra il sec. XI e la metà del successivo, in cui la signoria ecclesiastica del monastero, dedito in particolare ad un'attività amministrativa e fondiaria, affonda le sue radici nella riva sinistra del Tevere: appartiene verosibilmente a quest'epoca la ben conservata cripta, pertinente alla chiesa primitiva.
- Una seconda fase "diffusiva" (1149-1249), con maggiori collegamenti con esponenti di gruppi signorili (laici e non) attraverso il contratto enfiteutico e, di conseguenza, una progressiva perdita di controllo di sempre più consistenti porzioni del territorio monastico; forse proprio a questa fase di "disaggregazione-ristrutturazione" (1249-1299) con un'ulteriore frammentazione del territorio monastico nel quale, però, le parti mantenute sotto il controllo del monastero furono sottoposte ad organici processi di ristrutturizzazione ed è proprio in questa fase, fino alla metà circa del sec. XIV, che si assiste alla decisa monumentalizzazione del complesso con l'ultimazione del campanile (1296) e della chiesa in forme romanico-gotiche, nel cui altare maggiore troneggiava lo splendido polittico di Meo di Guido da Siena (1325?) con una Madonna col bambino e i santi, oggi nella Galleria Nazionale dell'Umbria.In questo museo si conservano altri importanti dipinti su tavola da Santa Maria di Valdiponte, quali una Madonna col bambino, sempre di Meo da Siena, una Croce a due facce di ignoto artista perugino trecentesco e due Dossali a due facce del cosiddetto Maestro dei Dossali di Montelabate, anch'egli del sec. XIV: Le successive vicende storiche dell'abbazia di Santa Maria di Valdiponte furono nel segno di una progressiva decadenza, causata sia da antiche e perduranti rivalità con altri centri religiosi confinanti, sia per i crecenti contrasti con i signorotti laici dei territori circonvicini.Il patrimonio del monastero si dissolse via via anche per l'inesperienza degli abati e le usurpazioni degli affittuari. L'ultimo abate benedettino, tale Giacomo Mori, morì nel 1404 fuori dal monastero senza più possedimenti. Il monastero passò poi ad altri come nel tardo '400 in cui ci fu una fase di rimunumentalizzazione attestata da affreschi tuttora ben conservati di Fiorenzo di Lorenzo e di Bartolomeo Caporali, senza che ciò contribuisse a risollevarlo in modo significativo. Verso la metà del sec. XVIII il cardinale perugino Filippo Monti vi introdusse i cistercensi che riuscirono a rivitalizzare l'abbazia, ma dalla quale furono cacciati nel 1860 in seguito alle demaniazioni post-unitarie: il complesso di Montelabate fu allora acquistato dal Marchese Medici e trasformato in villa e fattoria.


Planimetria

Disegno ad acquarello di uno scorcio del chiostro

Carboncino del rosone